In Burkina Faso, LVIA supporta i centri sanitari e sostiene gli sfollati per contrastare la pandemia da Covid-19

Nei primi dieci giorni di marzo 2020 sono comparsi in Burkina Faso i primi casi di persone infette da Covid-19. Da allora, il governo ha adottato misure per fermarne la diffusione: scuole e università sono chiuse ed il coprifuoco è in vigore in tutto il paese.

Il numero di casi monitorati al 6 maggio 2020 è di 689 contagiati e questo numero aumenta di giorno in giorno (clicca qui per gli aggiornamenti in tempo reale diffusi dall’OMS)

In Burkina Faso, la diffusione del Covid-19 si innesta su una situazione di crisi umanitaria. Il conflitto nel nord del paese – sotto attacco da parte di gruppi terroristici di matrice jihadista – peggiora la situazione dei centri sanitari e desta molta preoccupazione anche la situazione degli sfollati interni, che aumentano di giorno in giorno (a fine aprile sono 850mila). LVIA interviene in alcune tra le aree più critiche

Racconta Jean Paul Ouedraogo, rappresentante LVIA in Burkina Faso:

Nelle città colpite dalla pandemia sono stati chiusi i mercati e questo causa un rallentamento dell’attività economica, ad esempio i produttori locali che non possono vendere i propri prodotti. Diminuisce anche la possibilità di reperire alimenti.  Nel nord del paese molti centri sanitari continuano a versare in condizioni critiche a causa dei frequenti attacchi di gruppi terroristici. Desta molta preoccupazione anche la situazione degli sfollati interni, che aumentano di giorno in giorno, in fuga dalle regioni del nord più colpite dal conflitto. Si tratta di 850mila persone.

LVIA ha avviato iniziative concrete a favore delle popolazioni nelle aree di intervento dei progetti. Ecco le attività realizzate e programmate:

 Lavandino a pedali, distribuito da LVIA presso centri sanitari e altre strutture pubbliche per il contrasto della pandemia Covid-19

 

Nelle periferie di Ouagadougou:

  • distribuzione di dispositivi di protezione (maschere, guanti, candeggina e gel idroalcolico) ai centri sanitari delle periferie di Ouagadougou, dove si trovano gli sfollati dal nord del paese, area soggetta ad attacchi da parte di gruppi terroristici di matrice jihadista;

Nella provincia di Oudalan

  • riproduzione  delle linee guida del trattamento Covid-19 per le strutture sanitarie
  • fornitura agli operatori sanitari di 2.000 maschere chirurgiche 
  • intervento con gli sfollati 
  • campagna informativa con riproduzione di 100 poster su misure di prevenzione individuale e collettiva
  • distribuzione in luoghi ad alta affluenza, di 25 lavabi a pedale per permettere il lavaggio delle mani frequente
  • supporto alla produzione locale di sapone 

Jean Paul Ouedraogo racconta in particolare la situazione che vivono gli sfollati:

La situazione umanitaria in Burkina Faso ha conosciuto un forte peggioramento nel tempo. Il 25 marzo 2020,  le Nazioni Unite (OCHA) contavano 838.548 persone costrette a fuggire dalla propria casa a causa delle continue incursioni armate. A fine aprile questo numero già superava i 150mila. Nella provincia dell’Oudalan, nello stesso periodo si contano 37.800 sfollati di cui 18.775 nel Comune di Gorom-Gorom che vivevano presso famiglie di accoglienza o in due strutture allestite nei dintorni della città. Questi sfollati composti soprattutto da bambini e donne vivono in condizioni molto difficili.
Manca l’acqua e le condizioni igieniche sono precarie. Vi è insufficienza di cibo e di spazio, dato che il numero degli sfollati aumenta. Anche le cure mediche sono insufficienti e moltissimi bambini tra gli sfollati soffrono di malnutrizione. Molti bambini sfollati non vanno più a scuola e non hanno accesso a strutture educative adeguate nei luoghi di accoglienza .

Nella città di Ouagadougou non ci sono strutture ufficiali di accoglienza. Tuttavia, vi sono dei siti informali nei quartieri periferici. La maggior parte degli sfollati sono accolti nelle famiglie oppure in altre strutture, a volte nelle scuole. Come tutti gli altri sfollati nel paese, vivono la realtà della scarsità di cibo, mancanza di acqua, di cure, e di posto in cui rifugiarsi.

A tutte le insufficienze che vivono gli sfollati nel paese, si aggiunge la diffusione del Covid-19 che ha anche avuto l’effetto di ridurre la mobilità degli attori umanitari sul terreno e l’aiuto a queste persone

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