Il Covid19 continua ad avanzare nei paesi africani ma per loro si stima che i vaccini arriveranno in ritardo di 2 anni

Il 14 febbraio del 2020, in Africa è stato confermato il primo caso di COVID-19 e da allora, più di 1 milione di persone sono state contagiate in tutto il continente. I governi africani si sono affrettati ad adottare misure di salute pubblica in linea con le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Salute e hanno istituito alcune restrizioni come chiusura dei confini, lockdown e coprifuoco, misure che hanno comportato un pesante costo sociale ed economico e un conseguente aumento della povertà e della vulnerabilità sociale.

Ma a un anno dall’inizio della pandemia, siamo ancora ben lontani dal poter dichiarare la fine dell’emergenza sanitaria. Ad oggi le morti per COVID-19 in Africa sono aumentate del 40% nell’ultimo mese, spingendo il bilancio delle morti in Africa verso i 100.000 (dati OMS). Questo succede mentre l’Africa combatte nuove varianti più contagiose e si prepara per la sua più grande campagna di vaccinazione.

I DATI

  • il 24% ha riferito di burnout tra gli operatori sanitari
  • 15 paesi hanno riferito che la produzione di ossigeno, fondamentale per i pazienti gravemente malati di COVID-19, rimane insufficiente
  • Nell’ultimo mese più di 22.300 morti sono stati segnalati in Africa rispetto ai quasi 16.000 morti dei 28 giorni precedenti.
  • 32 paesi in Africa hanno riportato un aumento dei decessi
  • Il di tasso di mortalità COVID-19 dell’Africa è salito al 3,7% ed è ora ben al di sopra della media globale.

 

Il grafico dei contagi in Africa negli ultimi mesi (fonte OMS)

 

Nel primo mese del 2021 sì è registrato il picco di mortalità della seconda ondata che si è diffusa molto più velocemente della prima e risulta più letale a causa delle numerose nuove varianti del virus. La variante identificata per la prima volta in Sud Africa è stata rilevata in otto paesi africani, mentre la variante inizialmente identificata nel Regno Unito è stata rilevata in sei paesi del continente. È probabile che nuove varianti emergano man mano che il virus continua a diffondersi, quindi le misure preventive devono essere mantenute anche mentre l’Africa si prepara a iniziare le vaccinazioni contro il virus

Le testimonianze dei volontari LVIA, soprattutto dal Mozambico e dall’East Africa ma anche dall’Africa occidentale, parlano di un cospicuo aumento di casi e la necessità di sostenere con maggior decisione il rinforzo del sistema sanitario e il sostegno economico alle categorie più vulnerabili soggette ad una riduzione dell’accesso ai servizi di base. Dopo un iniziale sforzo di informazione e distribuzione di dispositivi di protezione individuale oggi LVIA si concentra maggiormente sul sostenere le attività di sviluppo e azione umanitaria in un contesto ancor più fragilizzato.

In Mozambico il 2021 ha registrato un aumento esponenziale dei casi positivi e dei decessi di Covid19, in particolare nella città di Maputo e nella provincia. Il mese di gennaio è stato caratterizzato da un’intensificazione della trasmissione del nuovo coronavirus, con 22.000 casi registrati, contro la media mensile dell’intero periodo del 2020 che era di 1.864 casi.

In questa situazione critica, sebbene le prime 200.000 dosi del vaccino del laboratorio farmaceutico cinese, Sinopharm, siano arrivate in Mozambico il 24 gennaio, non esiste ancora un piano nazionale di vaccinazione.

Nuno de OliveiraRappresentante Paese LVIA in Mozambico

 

 

In questa momento della pandemia la speranza risiede nei vaccini ma secondo uno studio si stima che molti paesi a basso e medio reddito dovranno aspettare fino a oltre il 2023 per immunizzare la maggior parte della popolazione adulta (fonte Will_ita). Non può sfuggirci che occorra un grande sforzo di collaborazione internazionale affinché anche in Africa sia possibile mettere in atto la campagna di vaccinazione. Su questo argomento si è espresso il presidente Roberto Ridolfi di Link2007, rete di ong della quale LVIA è parte, con una lettera firmata e indirizzata al presidente del Consiglio Italiano Mario Draghi per derogare i TRIPS (ovvero gli accordi sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale) nell’ottica di «facilitare la diffusione delle conoscenze mediche esistenti e la produzione di vaccini equivalenti, sicuri, controllati e a minore costo fino a che non si otterrà l’immunità di comunità» e poter di conseguenza garantire un accesso equo ai vaccini Covid-19 a tutti i Paesi del Mondo.

 

Riportiamo qui un estratto della lettera:

“La pandemia continua a diffondersi e sta assumendo forme più gravi. Nonostante le affermazioni di buona volontà, nelle aree del mondo a basso reddito i vaccini non potranno essere in quantità adeguata per lungo tempo, forse oltre il 2022. Il mondo scientifico ammonisce che fino a quando il virus non sarà controllato ovunque e continuerà a circolare, fino a quando non si vaccinerà la popolazione a livello globale, sarà impossibile eradicare la malattia: ogni nazione sarà a rischio di ulteriori forme epidemiche e nessuna economia potrà riprendersi completamente. Nessuno, quindi, può essere lasciato indietro.

Se scriviamo questa lettera, signor Presidente, signori Ministri, è perché viviamo il problema direttamente, così come tante altre organizzazioni italiane, con il nostro lavoro solidaristico di cooperazione internazionale nelle comunitàdi molti paesi in sviluppo, alcuni ad alto grado di fragilità. La salute è una delle nostre priorità e grande è stato e continua ad essere il cammino di coinvolgimento e maturazione delle persone, a partire dalle donne, più attente e preoccupate per i figli e l’intera famiglia, così come è ampio sul territorio il supporto ai sistemi sanitari locali, sia di cura che di prevenzione,con un’attenta dimensione formativa. Le comunità aspettano l’arrivo del vaccino. Ne hanno diritto come l’abbiamo noi in Italia e in Europa.

Non è difendendo solo gli interessi e i privilegi di pochi che si può costruire pace e maggiore giustizia nel mondo, come tutti auspichiamo. La tutela della salute, “bene pubblico globale” è al di sopra di qualsiasi protezione della proprietà intellettuale di fronte a pandemie che possono compromettere la vita di milioni di persone e il futuro delle comunità.”

 

Per leggere l’intero contenuto della lettera CLICCA QUI