La squadra del CUS Torino Rugby per Odiare non è uno sport

Il 6 aprile, in occasione della Giornata Internazionale dello Sport per lo sviluppo e la pace, campioni sportivi, società dilettantistiche, scuole e gruppi giovanili si mobilitano al fianco della campagna ODIARE NON Ѐ UNO SPORT promossa dagli enti di promozione sportiva CSI e Libertas, 9 ong italiane e 2 atenei.

Non è più accettabile che i discorsi d’odio, il linguaggio volgare e aggressivo, le vere e proprie discriminazioni siano una parte strutturale delle conversazioni sportive, online e offline, come evidenzia l’ultima edizione del Barometro dell’Odio nello Sport, realizzato dall’Università degli studi di Torino nel quadro del progetto Odiare non è uno sport. Ecco perché sabato 6 aprile, in occasione della Giornata Internazionale dello Sport per lo sviluppo e la pace, 14 città italiane* si mobilitano con un flash mob che coinvolge società sportive, campioni e campionesse, scuole e giovani del territorio.

Mobilitazioni da Nord a Sud

Dal Verona Volley alla Pallacanestro Cantù, dal Cus Torino Rugby femminile alla Polisportiva San Filippo Neri di Milano, e ancora il Dingo Rugby Club di Verona, l’Asd Lazise Calcio, il Basket Lions Leontinoi Lentini (Catania), il Volley Team di Bologna, la Santinelli Dance Academy di Roma, la Lady Maerne Calcio femminile di Treviso, sono molte le realtà che hanno aderito all’iniziativa. Così come grandi e piccole società sportive giocheranno con le pettorine di Odiare non è uno sport per ribadire che il confronto sul campo dev’essere prima di tutto lealtà, inclusione e rispetto delle regole.

La squadra femminile CUS Torino rugby contro l’odio nello sport

L’associazione LVIA di Cuneo si fa portavoce del progetto sul territorio piemontese e ha incontrato diverse realtà sportive del territorio che hanno deciso di sostenere la campagna Odiare non è uno sport, come la squadra femminile CUS TORINO RUGBY.

Racconta Carola Tognoni, giocatrice della squadra:

C’è sempre un po’ di giudizio perché siamo ragazze e giochiamo a rugby, che le persone credono sia uno sport prettamente maschile. È capitato che in campo facessero battutine o che deridessero le partite delle squadre femminili perché pensano siano di un livello agonistico minore di quello maschile.

Il coach Paul Marshallsay ha sottolineato l’importanza di vivere una cultura sportiva corretta sin da giovani promuovendo così un ambiente di rispetto e inclusione.

“Quando assisti a eventi sportivi e incontri comportamenti aggressivi e insultanti tra i tifosi o verso l’altra squadra, tendi ad adeguarti al contesto, subendo e replicando quella violenza. Mentre nel rugby, esistono anche episodi scorretti ma, in generale, c’è un clima più orientato verso una competizione sana e di fair play, influenzando sia giocatori che tifosi a comportarsi con rispetto reciproco. L’educazione e l’esempio positivo sono fondamentali per promuovere valori di civiltà e correttezza.”

 

Il Barometro dell’Odio nello sport

L’urgenza di mobilitarsi collettivamente contro i discorsi d’odio online emerge ancor più dopo la diffusione dei dati della seconda edizione del Barometro dell’Odio nello sport, presentata lo scorso ottobre nella Sala dei Presidenti CONI a Roma. A seguito di tre mesi di monitoraggio dei canali social delle principali testate sportive italiane, la ricerca ha intercettato oltre un milione di commenti d’odio: dal linguaggio volgare, agli insulti discriminatori fino alle vere proprie minacce. Rispetto ai dati della prima edizione, riferiti al 2020, sono più che raddoppiati su Facebook i post con oltre 25 commenti di hate speech. Anche su X (Twitter) l’hate speech è cresciuto in maniera significativa. Nei prossimi mesi la ricerca proseguirà, concentrandosi su altri social, come Instagram e Tik Tok.

Il progetto è sostenuto dall’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo e promosso dal Centro Volontari Cooperazione allo Sviluppo, in partenariato con 7 ong italiane con ampia esperienza nell’educazione alla cittadinanza globale (ADP, Aspem. CeLIM, COMI, COPE, LVIA, Progettomondo), gli enti di promozione sportiva CSI e Libertas, Informatici senza Frontiere e Impactskills srl per lo sviluppo delle soluzioni tecnologiche e due Atenei (UniTo e UniTs) per la realizzazione della ricerca e la supervisione scientifica