Progetto Coltivare Inclusione – Una stagione di dignità per i braccianti di Saluzzo

Nella zona del Saluzzese, in Provincia di Cuneo, si sviluppa il più importante polo ortofrutticolo del Nordovest d’Italia. Da una decina di anni alcune associazioni del territorio, in particolare la Caritas di Saluzzo, hanno avviato progettualità volte all’inclusione e alla promozione sociale dei lavoratori agricoli stagionali che nei mesi di maggiore produzione si spostano in cerca di occupazione.

Il contesto attuale, di graduale convivenza con l’emergenza sanitaria COVID19, ci pone di fronte a sfide mai affrontate e per questo le risposte potranno essere più efficaci se raccordate. Fare comunità in un contesto così determinato impone la necessità di reinventare modelli per creare nuove socialità, rafforzare la partecipazione della società civile.

Il progetto “Coltivare Inclusione” nasce per contribuire a dare una risposta territoriale alla situazione di complessità connessa al fenomeno del lavoro stagionale agricolo nei Comuni del Saluzzese, dove negli anni sono state avviate diverse iniziative da parte di attori del territorio coinvolgendo istituzioni locali, associazioni, parrocchie, organizzazioni di categoria e gruppi di volontari.
Un tempo il reclutamento dei lavoratori stagionali avveniva, oltre che tra i residenti, tra gli studenti del territorio; successivamente si è registrato l’afflusso di raccoglitori stagionali italiani provenienti dalle regioni del Sud. Poi è stata la volta di lavoratori giunti con il “sistema dei flussi” dai Paesi dell’Europa dell’Est, finché 11 anni fa (estate 2009) hanno fatto la loro prima comparsa i migranti di origine africana, che ora costituiscono un poderoso “esercito bracciantile” a disposizione delle aziende agricole locali.

Si può stimare che oltre il 15-20% dei migranti che ogni estate giungono sul territorio saluzzese per la ricerca di un lavoro stagionale in agricoltura appartenga a questo target. Un’abbondante offerta di manodopera, di gran lunga superiore alla domanda, induce chi è in cerca di un lavoro ad accettare condizioni di ingaggio a loro più sfavorevoli rispetto a quelle previste dai contratti in vigore, sia per quanto riguarda la flessibilità oraria che la retribuzione e la copertura previdenziale.

Tra i problemi più gravi vi è quello abitativo. Il disagio abitativo è particolarmente forte per la popolazione migrante e per le minoranze etniche in generale. In questo caso, oltre a problemi di carattere economico-finanziario, l’accesso alla casa viene spesso ostacolato anche da forme di discriminazione più o meno evidenti sul mercato immobiliare.
La prospettiva dell’accoglienza diffusa sembra procedere nella direzione di una soluzione strutturale: la sua efficacia consiste nel non concentrare in un unico spazio centinaia di persone, ma nel suddividerle sul territorio in strutture pubbliche agevolandone l’inclusione e l’integrazione. Le buone pratiche dell’accoglienza diffusa sono un’alternativa necessaria e possibile, in quanto i piccoli numeri diffusi sul territorio consentono di realizzare un’accoglienza migliore per chi arriva, evitando lo scaturire di paura e tensioni, soprattutto quando si mettono insieme etnie diverse, percorsi diversi e grandi numeri.

L’intervento di LVIA si avvale della pluriennale collaborazione con la Caritas di Saluzzo nell’ambito del progetto Saluzzo Migrante (inserito nel progetto nazionale “Presidio” di Caritas italiana attivo dal 2008). LVIA è vicina alla realtà di Saluzzo grazie alla storica presenza di volontari e attivisti operanti sul territorio coinvolti in azioni di solidarietà per promuovere inclusione e coesione sociale, in particolare a supporto del miglioramento delle condizioni di vita dei migranti braccianti agricoli in collaborazione con Caritas.
“Coltivare Inclusione” è un progetto finanziato dai fondi otto per mille della Tavola Valdese nato per garantire la presenza costante di operatori all’interno dei Comuni di Saluzzo, Verzuolo, Lagnasco e Costigliole Saluzzo, in quelle aree del territorio che durante i mesi estivi vedono l’arrivo di numerosi lavoratori stagionali impegnati nella raccolta della frutta e della verdura, così da offrire loro, oltre a un sostegno per i bisogni più immediati, anche l’assistenza legale e sanitaria e un aiuto per ottenere i documenti di soggiorno e per svolgere l’attività.

Il ruolo di LVIA è quello di promuovere l’interazione tra le comunità locali e i lavoratori stagionali agricoli del Saluzzese migliorando la loro relazione sul territorio. Cerchiamo di farvorire loro l’accesso ai servizi e di promuovere una partecipazione attiva alla vita sociale. Vogliamo coinvolgere i cittadini del territorio con l’obiettivo di superare i sentimenti di paura o xenofobia connessi alla scarsa informazionee ai pregiudizi.

Francesco Miacola Coordinatore del progetto Coltivare Inclusione

Quest’anno le condizioni di queste persone si sono ulteriormente aggravate a causa dell’emergenza sanitaria. Le accoglienze diffuse pubbliche hanno ritardato la loro apertura comportando che centinaia di persone dormissero accampate in condizioni indegne nei parchi e sotto i porticati dei palazzi dei centri cittadini perché senza dimora.

Una situazione drammatica che ci ha spinti a sottoscrivere l’appello lanciato da Caritas Saluzzo diretto alle istituzioni a livello nazionale per inquadrare il fenomeno braccianti agricoli stagionali extra-flussi, che da anni crea situazioni di ghetti e marginalità (pensiamo a Mondragone, Rosarno, San Ferdinando, Gioia Tauro,..) e che necessita di essere normato. L’appello è stato in seguito trasformato in una in una petizione online aperta alle sottoscrizioni di singoli cittadini che si sta avvicinando alle 35.000 firme: Una stagione di dignità per i braccianti a Saluzzo .