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Nuovi dati rivelano un profondo divario nei fondi pubblici verso l’agroecologia

La mancanza di finanziamenti pubblici verso l’agroecologia rischia di frenare la transizione verso sistemi alimentari resilienti, che è una parte cruciale della ripresa post-pandemica giusta. L’agroecologia è sempre più riconosciuta come fondamentale per costruire la resilienza e affrontare la crisi climatica; è considerata essenziale per perseguire l’Accordo di Parigi sul clima e lo sviluppo sostenibile.
Tuttavia, il nuovo rapporto di CIDSE, di cui fa parte FOCSIV, in collaborazione con l’Università di Coventry “Finanza per l’agroecologia: qualcosa di più di un sogno?” rivela che l’aiuto allo sviluppo delle istituzioni europee e internazionali sta rafforzando l’agricoltura convenzionale, mentre pochi soldi vanno all’agroecologia, rendendo il cambiamento difficile da raggiungere.   

Lo studio si concentra sui fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Unione Europea (UE), erogati dal 2016 al 2018 attraverso l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e il Programma alimentare mondiale (PAM). Allo stesso tempo, lo studio si concentra anche sul portafoglio del Fondo verde per il clima (Green Climate Fund – GCF), dalla sua creazione fino al dicembre 2019.

I dati raccolti rivelano che, per quanto riguarda i progetti agricoli finanziati dall’UE attraverso la FAO, l’IFAD e il PAM:

  • Nessuno di loro sostiene una agroecologia trasformativa sia degli agroecosistemi che dei sistemi alimentari;
  • Quasi l’80% promuove approcci di “business as usual”, orientati all’efficienza (come l’intensificazione sostenibile);
  • Solo il 2,7% dei fondi si riferisce a progetti che rappresentano un primo passo verso l’agroecologia.

Per quanto riguarda i progetti agricoli finanziati dal Fondo verde per il clima

  • Quasi l’80% dei fondi è destinato a programmi e progetti che promuovono l’approccio “business as usual” e orientati all’efficienza (come l’intensificazione sostenibile);
  • Il 10,6% dei fondi investiti in progetti agricoli dal GCF sostiene l’agroecologia trasformativa;
  • Il 10,1% dei fondi confluisce verso progetti che rappresentano un primo passo verso l’agroecologia.

Questo avviene in un contesto in cui i partenariati pubblico-privato (PPP) e la finanza “mista” – meccanismi che si basano su partenariati con aziende del settore privato e attori finanziari – si sono moltiplicati, ma hanno dimostrato di concentrarsi ancora sull’agricoltura industriale, mentre i benefici per i piccoli proprietari terrieri sono seriamente messi in discussione.

Alla luce di questo rapporto è fondamentale riorientare i finanziamenti verso l’agroecologia e porre fine a progetti di finanziamento dannosi per la trasformazione dei sistemi alimentari. Senza questo riorientamento, semplicemente non sarà possibile garantire il diritto al cibo per tutti in un contesto di cambiamento climatico”, ha detto Francois Delvaux, responsabile di CIDSE per l’Agroecologia e la Sovranità Alimentare.

 

Per Italo Rizzi di LVIA, i dati sulle risorse finanziarie evidenziano la necessità di un maggior impegno per la transizione agroecologica su cui LVIA e altre organizzazioni della società civile italiana sono impegnate a costruire un percorso di riflessione per un’agricoltura sostenibile e rispettosa dei diritti umani e un appello all’azione in Africa Occidentale. Fare parte di reti della società civile che sono attive in percorsi di advocacy è necessario per creare un ponte culturale e di impegno politico con l’attività svolta da LVIA sul campo in Africa a fianco delle comunità locali, dei contadini e dei pastori.

 

Lo studio CIDSE sostiene che, in qualità di importanti investitori pubblici, il Fondo Verde per il Clima, gli Stati membri dell’UE e l’Unione Europea hanno il potenziale per svolgere un ruolo importante nel sostenere la trasformazione dei nostri sistemi alimentari e per finanziare progetti che proteggono l’ambiente e combattono il cambiamento climatico come fa l’agroecologia. Anche le agenzie con sede a Roma (FAO, IFAD e PAM) hanno un ruolo chiave da svolgere a sostegno di tale trasformazione. “I dati mostrano che l’agroecologia è ancora sottofinanziata. Un enorme potenziale di cambiamento rimane inutilizzato” ha detto Nina Moeller, ricercatrice capo del Centre for Agroecology, Water and Resilience (CAWR) dell’Università di Coventry.
Come possono i flussi finanziari catalizzare la trasformazione? Questa è una domanda fondamentale a cui CIDSE con FOCSIV, e il CAWR della Coventry University, hanno iniziato a rispondere attraverso la ricerca di azioni innovative e il dialogo con le varie parti interessate. I risultati di questa ricerca saranno resi noti nel corso di quest’anno. Inoltre il rapporto FOCSIV 2020 sull’accaparramento delle terre sarà presentato il 16 ottobre a Roma, in occasione delle giornata mondiale dell’alimentazione.
Qui puoi trovare degli approfondimenti sui temi della sicurezza alimentare e dell’agroecologia.

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