“Lontano dagli occhi”: il dramma dei profughi ai confini orientali dell’Europa

Foto da Cuneo Dice
Dal comunicato stampa di Minerali Clandestini

18 dicembre: Giornata Internazionale per i diritti dei migranti. Quando le istituzioni europee celebrano questo tipo di giornata hanno presente che cosa accade ai confini orientali dell’Europa?

Ce lo siamo domandato la sera del 15 dicembre scorso durante un incontro online organizzato da Minerali Clandestini con la partecipazione di relatori di Amnesty International quali Paolo Pignocchi, responsabile del Coordinamento Europa e Eugenio Alfano, responsabile del Coordinamento Rifugiati e Migranti, nonché con la testimonianza di Luca Maugeri, ricercatore universitario di Bialowieza (Polonia).

Paolo Pignocchi ha messo in evidenza i collegamenti fra le varie “crisi umanitarie”: gli spostamenti via terra da aree mediorientali (Siria, Iraq, Afghanistan) percorrono la via balcanica fin dal 2015 attraverso la Bosnia, per un certo tempo abbastanza accogliente (con gli abitanti ancora memori delle difficoltà passate durante la guerra bosniaca) in contrapposizione con le vicine Croazia e Slovenia dove la polizia di confine non si fa scrupoli nel colpire con bastonate nelle gambe chi tenta di superare il cosiddetto “game”.

“Le rotte cambiano – afferma Paolo Pignocchi, riferendosi ai fatti recenti accaduti fra Bielorussia e Polonia – perché i migranti sanno della violenza della polizia croata; ma la polizia si comporta duramente perché la Croazia ha ricevuto considerevoli somme dall’Europa per la gestione dei confini esterni, così come la Turchia e la Libia, questo spiega l’uso strumentale dei migranti”.

Il presidente bielorusso Lukashenko forse ha cercato di ottenere la riduzione delle sanzioni o dei fondi dall’Europa che da una parte condanna e dall’altra favorisce la strumentalizzazione dei migranti con i suoi accordi di esternalizzazione del controllo dei confini.
Eugenio Alfano ha aggiunto:

Bielorussia e Polonia ci preoccupano poiché il rispetto dei diritti umani è già sempre stato aleatorio, tuttavia la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi giorni se la Commissione Europea permetterà a Polonia, Lituania, Lettonia di adottare una procedura accelerata per le richieste di asilo, con poca assistenza legale e la possibilità di respingere ( senza ricorso) i richiedenti asilo in tempi brevissimi”

Intanto, come ci ha confermato Luca Maugeri, arrivato in Polonia a Bialowieza per il suo dottorato quasi in concomitanza con l’istituzione della zona rossa, la situazione è questa:

  • Bloccati gli aiuti umanitari, le organizzazione internazionali non hanno accesso
  • I giornalisti non sono autorizzati ad entrare in zona rossa
  • Negata l’assistenza legale di qualsiasi tipo
  • Serie difficoltà anche per l’assistenza medica

Una delegazione di Eurodeputati con al seguito alcuni giornalisti non sono potuti entrare e sono stati costretti a tenere una breve conferenza stampa nei boschi!!
La legge polacca non impedisce ai singoli cittadini di portare aiuto alle persone accampate in condizioni inumane nella foresta vicina alla zona rossa, ma se la polizia riesce a pedinare ( e i controlli sono severi e continui) chi raggiunge i migranti, questi stessi vengono messi in pericolo, manganellati, picchiati.

Le associazioni locali, molte delle quali sono raggruppate sotto l’organizzazione a ombrello “Grupa Granica” sono chiamate ad un grande impegno/sforzo di volontà e corrono il rischio di essere accusate di traffico di esseri umani o favoreggiamento di immigrazione clandestina.
Di fronte a una linea ordinata di truppe polacche di frontiera (12mila uomini) è stato montato il filo spinato, acquistato con denaro della Comunità europea. Quella che un tempo era una battaglia giocata su risorse e gasdotti, oggi si combatte su corpi sfiniti e senza patria.
L’appello che arriva dai cittadini polacchi delle aree di confine è di far conoscere al maggior numero possibile di testate giornalistiche/ media questa drammatica situazione.

Come cittadini europei ci impegniamo a farlo poiché siamo ancora convinti che quando lo stato di diritto è a rischio in qualche Paese dell’Unione Europea, potrebbe verificarsi anche in Italia in futuro.
Il Politecnico di Torino in questi giorni ha deciso di proseguire con il contratto sottoscritto con l’Agenzia europea Frontex, secondo cui l’Ateneo dovrà produrre mappe e cartine da impiegare nel controllo di confini e frontiere.
L’agenzia è sistematicamente coinvolta nel pushback, il che significa che non permette ai richiedenti asilo di entrare in Europa, impedendo loro di esercitare il loro diritto di chiedere asilo. Ci sono prove che indicano che l’agenzia sta passando informazioni alla cosiddetta guardia costiera libica, che fa fuoco contro le barche dei migranti nel Mar Mediterraneo. Ci sono prove dell’uso improprio dei fondi da parte dell’agenzia, del personale dell’agenzia che molesta i migranti lungo la rotta balcanica.

Continuiamo a domandarci: da che parte stai Europa?

 

Qui il video della diretta che si è svolta il 15 dicembre sulla pagina facebook di Minerali Clandestini