In Tanzania con LVIA: storie di un viaggio di conoscenza
Dal 25 febbraio al 10 marzo 2026, un gruppo numeroso di partecipanti ha preso parte al viaggio di conoscenza in Tanzania con LVIA, un’esperienza di incontro e approfondimento tra città, natura e progetti di cooperazione.
Come racconta Chiara Romeo nel suo resoconto: “Questo viaggio di conoscenza non è stato il primo a cui ho partecipato con LVIA, però è stato il primo con un gruppo così numeroso ed stata una sorpresa l’intesa che si è subito creata tra tutto il gruppo, animato da un forte senso di curiosità e interesse per l’opportunità di viaggiare in modo diverso e consapevole in un paese ricco di contraddizioni.”

I viaggiatori davanti alla sede LVIA a Kongwa
Il viaggio ha attraversato diverse tappe del Paese, da Dar Es Salaam a Iringa, fino a Dodoma e Kongwa, presso la sede LVIA con visite ai progetti e a realtà impegnate in ambiti come istruzione, agricoltura, disabilità e sicurezza alimentare, oltre a momenti di approfondimento storico e culturale.
Una delle viaggiatrici, Laura Degioanni racconta: “T.I.A.. Il nostro autista One lo ripeteva spesso: This Is Africa. Ogni volta che ci stupivamo per qualcosa, lo diceva. Per me era la prima volta in questo paese e cose per cui stupirmi ce n’erano tante: case di fango con tetto in lamiera, strade dissestate che si trasformano in torrenti con le piogge, corrente elettrica che va e viene, bambini che fanno chilometri per andare a scuola.
Ma anche una natura rigogliosissima, persone che sorridono e ridono, il loro affrontare le cose da fare con tranquillità, “pole pole” cioè con calma, il loro saper risolvere i problemi con una creatività disarmante: come dimenticare il divano trasportato su una motoretta con un tizio seduto sopra in equilibrio! Venire a contatto con tanti progetti diversi che lavorano in quel contesto con rispetto, senza presunzione ed arroganza di” bianchi che aiutano” ha cambiato il mio punto di vista. T.I.A. e questo viaggio al di fuori dei soliti circuiti turistici è stato veramente un viaggio di conoscenza, ma anche di sorpresa, di messa in discussione, di apertura di occhi e di mente.”

Meo Macario, un’altro viaggiatore del gruppo, nella sua prima volta in Africa non si è lasciato sfuggire i particolari di ciò che vedeva: “Le emozioni sono state molte, i momenti d’allegria altrettanti, poche, anzi pochissime preoccupazioni, sulle abbuffate preferisco stendere un velo pietoso, ma la cosa che, almeno per me, ha predominato, è senz’altro lo stupore, a volte positivo, altre volte un po’ meno. Lo stupore positivo sta tutto negli occhi di quei bambini e di quelle bambine, nei loro sorrisi, nella loro voglia di correre e giocare, sta nelle loro mamme che, con dignità, autorevolezza ed eleganza si portavano a spasso per i villaggi nei propri “fagotti” quelle creature che, pacificamente dormivano, o semplicemente si guardavano attorno con gli occhi neri e curiosi, ma che non piangevano e mai facevano capricci. Abbiamo visitato alcuni progetti sia di LVIA sia di altre cooperazioni. Abbiamo visto altre realtà dove si cerca di fare il possibile e anche l’impossibile: centri con cucine che avrebbero bisogno di ristrutturazioni non di poco conto, dormitori con tetti di lamiera che rendono l’ambiente simile a forni, situazioni nelle quali le cooperazioni hanno ancora tanto lavoro da fare… speriamo!
Prima di partire per questo viaggio, avevo sempre sentito parlare del “mal d’Africa” Pensavo fosse legato ai tramonti o alle albe, agli animali o al paesaggio. Nonostante la massiccia dose di Malarone, penso che un po’ di mal d’Africa me lo sia beccato.


