Dove il sapere mette radici: nuovi passi verso l’agroecologia in Guinea

In Guinea, dove l’agricoltura familiare resta il cuore pulsante dell’economia rurale, il progetto RigenerAzione Guinea ha concluso la sua fase preparatoria e si appresta ora a entrare nel vivo delle attività. I mesi scorsi sono stati dedicati a gettare le fondamenta del progetto: pianificazione finanziaria, coordinamento tra partner, dialogo con le autorità locali per mappare le aree di intervento. Allo stesso tempo, il CISAO dell’Università di Torino ha avviato le prime ricerche scientifiche sugli indicatori ambientali e sui consumi urbani, mentre sul campo sono partite le indagini sulle economie familiari. Tasselli indispensabili per capire dove e come intervenire.

Formazione e buone pratiche: la conoscenza come bene comune

Il progetto entra nel vivo della sua fase operativa con il lancio di una strutturata strategia di formazione a cascata, capitalizzando l’esperienza dei precedenti progetti realizzati nel paese. Un team multidisciplinare ha perfezionato i contenuti didattici: un nutrizionista si è occupato della parte legata alle buone pratiche di nutrizione e dieta bilanciata, mentre un team di tre agronomi ha lavorato in stretta sinergia per elaborare le proposte relative all’orticoltura sostenibile e alla riduzione delle perdite post-raccolto e l’allevamento avicolo. Il referente di ADAM, ONG locale, e il desk LVIA hanno finalizzato i contenuti relativi alla riso-piscicoltura, una tecnica agricola sostenibile che consiste nel coltivare il riso e allevare i pesci contemporaneamente nello stesso campo allagato. A partire da luglio, gli stessi esperti che hanno redatto i moduli guideranno la Formazione dei Formatori, un primo livello operativo che preparerà circa 250 animatori locali (100 donne e 150 agricoltori), selezionati nei diversi capoluoghi di prefettura della regione.
Terminata la preparazione, i formatori tornano nei propri distretti dove inizierà la formazione a cascata, l’anello che collega le competenze alle famiglie. Niente lezioni frontali, la metodologia è pratica e partecipativa: i formatori usano kit dimostrativi — attrezzi agricoli, ingredienti, sementi — per mostrare le tecniche direttamente sul campo. Le sessioni durano circa un’ora e mezza ciascuna, pensate per non sottrarre troppo tempo al lavoro quotidiano. Ogni formatore replicherà circa 15 sessioni nel proprio distretto, garantendo una copertura capillare.

Gli elementi di formazione tra pari e di valorizzazione dell’innovazione contadina sono caratterizzanti di un percorso di trasformazione dei sistemi alimentari” racconta Italo Rizzi, desk della Guinea per LVIA, “è una scelta che sostiene l’agroecologia non solo negli elementi tecnici tipici dell’agricoltura rigenerativa, ma anche del ruolo fondamentale delle donne, dei giovani come innovatori della società rurale in Guinea, quali protagonisti del cambiamento. Una trasformazione di cui sono corresponsabili e che pone le basi per valorizzare una società più coesa e pacifica.

Durante le formazioni, per superare i limiti legati all’analfabetismo e garantire l’accesso alle informazioni a tutti gli abitanti dei villaggi, la didattica si appoggia a delle “schede illustrate”, strumenti visivi sviluppati per spiegare dinamiche agronomiche complesse attraverso sequenze di immagini.
La formazione sul campo non sarà solo un trasferimento di conoscenze dall’alto verso il basso. Gli esperti raccoglieranno e catalogheranno almeno venti pratiche innovative sviluppate autonomamente dai contadini nella gestione del suolo, dell’acqua e delle sementi. Il risultato sarà un inventario tecnico e narrativo — fotografie, brevi video, testimonianze dirette — che documenta l’evoluzione dei sistemi agricoli locali. Un riconoscimento del sapere contadino e, insieme, una risorsa per replicare le soluzioni più efficaci in altri contesti.

RigenerAzione Guinea è un progetto è finanziato dalla Cooperazione Italiana ed è promosso da un consorzio guidato da LVIA, in collaborazione con CISV, il Centro di Ricerca e Cooperazione Tecnica e Scientifica dell’Università di Torino (CISAO di UNITO) e la società APIO, esperta in sistemi di tracciabilità digitale, e i partner guineani ADAM, FPFD e CNOPG-BG.