In Burkina Faso aumenta l’insicurezza: la testimonianza di Giovanni Armando, referente dei progetti LVIA nel Paese

La situazione di insicurezza sta peggiorando in tutto il Burkina Faso. Per i cooperanti europei non è consigliabile uscire dalla capitale Ouagadougou dove, negli ultimi mesi, si respira molta tensione e si notano meno espatriati in giro per la città.

Nel Nord del Burkina le incursioni di gruppi armati rendono gli spostamenti molto pericolosi, anche per gli stessi Burkinabé. In queste zone, dove LVIA promuove, nella regione del Sahel, progetti di lotta alla malnutrizione infantile e assistenza medica alla popolazione, percorrere lunghe tratte in macchina è diventato estremamente rischioso. Per permettere la continuazione delle attività alle ong nelle zone più remote e pericolose, le Nazioni Unite hanno messo a disposizione degli elicotteri per fare in modo che gli operatori possano raggiungere le loro aree d’intervento e continuare a lavorare a fianco della popolazione vulnerabile.

Gli operatori di LVIA, in questo modo, possono recarsi a Gorom Gorom e a Dori dove si realizza un programma integrato di salute, nutrizione e protezione, con il sostegno dell’Unione Europea, in particolare per le persone che hanno dovuto lasciare le proprie case per i conflitti e non hanno più un centro di salute di riferimento. Le popolazioni, sfollate e non sfollate, si trovano in una situazione di accesso limitato ai propri mezzi di sussistenza, con conseguente peggioramento della sicurezza alimentare e nutrizionale delle famiglie. Il dato preoccupante riguarda lo stato di salute dei bambini sotto i 5 anni: secondo l’indagine nutrizionale SMART nazionale, la prevalenza della malnutrizione acuta nella regione supera il 15% (dati 2020).

Giovanni Armando, Desk LVIA per il Burkina Faso e i paesi saheliani si è recato nel Paese nel mese di novembre. Oltre a valutare l’andamento dei progetti, ha incontrato le persone dello staff LVIA, al di là della costante relazione online, e tutti gli operatori, anche con momenti conviviali utili per consolidare il clima di lavoro sereno in un impegno che continua ad essere così delicato.

“Dal punto di vista progettuale le attività procedono bene ma, la questione della sicurezza ci rallenta molto. Gli operatori stessi stanziati al Nord fanno comunque fatica a recarsi presso gli 80 presidi sanitari equipaggiati che abbiamo posizionato nella regione, per monitorare i progetti. Con tutti i presidi sanitari restiamo comunque in contatto telefonico e riusciamo a continuare a lavorare nonostante le difficoltà.”

Lo staff LVIA in Burkina Faso

L’instabilità politica dell’ultimo anno e i recenti colpi di stato hanno irrigidito i rapporti diplomatici su più livelli. L’Agenzia Francese di Sviluppo (AFD), molto presente sul territorio, ha bloccato l’erogazione dei finanziamenti sui programmi gestiti in collaborazione con il governo causando diversi ritardi ad alcune progetti di sviluppo già in corso. In aggiunta, è di poche settimane fa la notizia che l’Unione Europea ha dirottato un finanziamento di 150 milioni di euro destinato a sostenere le finanze del governo Burkinabé i, su programmi di cooperazione allo sviluppo.

Nel clima di incertezza le ong che rimangono sul campo diventano un punto fermo per la popolazione locale per dare la speranza che nessuno si senta lasciato indietro.