Le mamme del quartiere Borgo Filadelfia a Torino a scuola di italiano

“Vorrei tanto aiutare mia figlia nel fare i compiti ma l’ostacolo più grande è la lingua.“ Samira K.

La scuola è il luogo in cui i propri figli possono crescere e imparare, ma può essere anche il contesto in cui i genitori possono raccontare le proprie difficoltà e raccogliere sorprendenti gesti di solidarietà. La collaborazione LVIA e l’Istituto Comprensivo Sandro Pertini di Torino nasce quattro anni fa grazie al progetto di prevenzione alla dispersione scolastica chiamato il “Villaggio che Cresce” nel quartiere Borgo Filadelfia, nella periferia a sud della città.
La recente emergenza sanitaria ha avuto importanti ripercussioni sull’attività didattica nelle scuole e ha avuto un forte impatto anche sulla vita degli studenti e delle loro famiglie.
In questo scenario si inseriscono le attività del ”Villaggio che Cresce” che, sostenute dalla Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi, nei primi mesi di pandemia si sono dimostrate essere l’unico presidio sociale e aggregativo del quartiere, fornendo una risposta umanitaria che è andata al di là degli obiettivi generali del progetto: nel periodo emergenziale molte famiglie seguite dal nostro intervento sono state colpite da gravi difficoltà economiche (andando ad acuire situazioni già molto fragili) alle quali sono conseguite necessità nel reperimento di beni primari, come anche il bisogno di mezzi tecnologici adeguati al proseguimento del le attività scolastiche nelle modalità della didattica a distanza (la cosiddetta DAD) e la necessità di un supporto alle famiglie nella gestione della scuola a distanza.

Lezioni di italiano per i genitori

Questa esperienza ci ha fatto riconoscere come fosse evidente la difficoltà da parte dei genitori, in particolare quelli stranieri, nel supportare i figli nella didattica a distanza e nello svolgimento dei compiti a casa. Abbiamo rilevato che una delle maggiori esigenze è quella di far fronte alla scarsa conoscenza della lingua italiana da parte di molte mamme straniere e questo ostacolo garantisce solo una comprensione parziale dei bisogni e delle esigenze delle famiglie e non permette alle stesse una buona sinergia con le scuole e con il territorio. Spesso sono i bambini stessi che si prestano come interpreti, svolgendo un ruolo che non dovrebbe loro competere.
La situazione, ulteriormente complicata a causa della crisi sanitaria che ha comportato l’impossibilità di incontrarsi dal vivo, molti genitori non sono stati in grado di seguire i figli nel percorso scolastico.

Non riuscire a farmi capire mi scoraggia molto e mi fa sentire ogni giorno discriminata.” Souad E.

Quando la maestra mi chiede quali siano le lacune maggiori di mio figlio non so proprio come rispondere.” Aicha R.

Le testimoniazne di due mamme del Villaggio

Queste le testimonianze raccolte nelle settimane scorse dalla nostra équipe di educatrici e formatrici che hanno dato vita al progetto “Le mamme del Villaggio a Scuola di Italiano”, una prima sperimentazione di conversazione e insegnamento della lingua italiana dedicata alle mamme del Villaggio che Cresce in collaborazione con l’IC Pertini.
Il progetto, che ha ricevuto il sostegno della Circoscrizione 8 di Torino, prevede incontri settimanali con un gruppo di 15 donne individuate dalla rete sociale di sostegno costituita da LVIA – IC Pertini, in cui attraverso la conversazione con una insegnante e mediatrice culturale si confrontano su tematiche legate alla quotidianità, andando a rafforzare le proprie competenze linguistiche e interpersonali. L’équipe di educatori del “Villaggio” ha inoltre messo a disposizione un servizio di baby-parking che permetterà alle mamme di potersi dedicare a loro stesse concentrandosi su questo loro percorso formativo.

“Rafforzare le competenze e le capacità di queste mamme ha il significato di investire attraverso di loro sul futuro dei loro figli, andando ad aumentare il senso di appartenenza, l’autostima e l’autonomia di un intero nucleo familiare.”

Francesco MiacolaResponsabile del progetto

Ci piace pensare che questo progetto possa essere il segnale concreto di un ritorno ad una “nuova normalità”, più inclusiva in cui le donne sono protagoniste.