Mali: la crisi dimenticata e l’impatto umanitario
Un dossier di LVIA, unica Ong italiana presente nel nord Mali
  1. La LVIA nel nord Mali e l’impatto umanitario della crisi: rifugiati, insicurezza, acqua, malnutrizione infantile
  2. Rifugiati, in Italia per restare 
  3. Un po’ di storia 

1. La LVIA nel nord Mali e l’impatto umanitario della crisi

LVIA è presente in Mali dal 1986 e le sue attività sono essenzialmente focalizzate nel nord del paese, nella regione di Gao. Fin dai tempi dell’indipendenza (1960) la regione è politicamente instabile, con forti e costanti tensioni secessioniste da parte dei Tuareg e la difficoltà del governo centrale ad amministrare il territorio. Dal 2014, LVIA interviene anche nella regione di Mopti.

La crisi del 2012, ha visto l’occupazione di gran parte del nord Mali da parte di movimenti armati legati all’islam radicale e fondamentalista, e la successiva liberazione del territorio da parte dell’esercito maliano con il supporto delle forze francesi e dell’Unione Africana.

LVIA ha mantenuto la sua presenza nel nord Mali, interrotta solo nel periodo dell’occupazione jihadista a cavallo tra il 2012 e il 2013, quando la sede dell’associazione è stata letteralmente distrutta ed il personale fuggito. Ousmane Ag Hamatou, attuale coordinatore LVIA Mali e all’epoca dei fatti capo-progetto, si è rifugiato con la sua famiglia a Ouagadougou, nel confinante Burkina Faso, ospitato dai colleghi di LVIA nel paese.

Tornata a fine giugno 2013, LVIA si è attivata come unica ONG italiana operante nel nord del Mali, con una serie di progetti di emergenza nei settori dell’acqua, della sicurezza alimentare, della nutrizione infantile e del reinserimento socio-economico dei rifugiati di ritorno nel paese. Nel dicembre 2016, ha avviato un vasto programma di “resilienza” finanziato dai Fondi Fiduciari europei.

Oggi il rappresentante di LVIA in Mali è Ousmane Ag Hamatou: 38 anni, Tuareg del Nord Mali, ha scelto di operare per la Pace attraverso la cooperazione internazionale.

L’impatto della crisi sulla situazione umanitaria e l’azione LVIA

Nel suo ultimo rapporto sul Mali, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres sottolinea come il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Mali abbia aggravato una situazione umanitaria già disastrosa.

  • 4.3 milioni di persone in stato di insicurezza alimentare
  • Aumento del numero di bambini a rischio di malnutrizione acuta
  • Nuovi sfollati e rifugiati
  • Più di 70 incidenti di sicurezza (dall’inizio dell’anno) a danno degli attori umanitari
  • L’appello umanitario ad oggi ha trovato solo il 17% delle risorse necessarie per affrontare la crisi umanitaria

Dal Bollettino dell’Ufficio per le Emergenze Umanitarie delle Nazioni Unite (OCHA, marzo – aprile 2018 ) 

1. Rifugiati e sfollati interni

Rifugiati maliani in Burkina Faso, Mauritania, Niger: 137.697 persone
Rifugiati rientrati in Mali: 64.344
Maliani sfollati all’interno del paese: 50.311

Fonte: UNHCR aggiornato al 30 aprile 2018

Gli ultimi dati dal personale LVIA in Mali, ci dicono che il numero di rifugiati fuggiti dalle violenze nel nord e nel centro del Paese ha avuto il punto culminante a maggio 2018, con più di 144.000 maliani rifugiati nei paesi vicini. È in aumento anche il numero degli sfollati interni, a seguito del peggioramento della situazione di sicurezza nel centro del Paese: il numero registrato al 6 maggio 2018 è salito a 51.795 persone. (Bulletin humanitaire OCHA – Avril 2018)
In questo ambito, LVIA ha supportato 200 famiglie sfollate che sono rientrate a Gao ed hanno così ricevuto del materiale agricolo e dei capi di bestiame per facilitare il reinserimento e riavviare delle attività economiche: un modo per ricominciare e ricostruire la propria vita.

2. L’insicurezza e la fuga degli attori umanitari
Nel centro e nord del Mali, gli attori umanitari sono costantemente presi di mira e sempre più enti sospendono la propria presenza. La zona resta insicura ed a forte rischio di attacchi terroristici che costantemente stanno toccando diverse aree del Paese fino alla capitale Bamako. Ogni mese si contano decine di morti sia tra i militari che tra i civili. L’anno scorso in un solo attenato a Gao sono morte 110 persone.
In questa situazione critica, LVIA resta in Mali ed opera con le popolazioni locali per aiutarle a superare l’emergenza idrica e il grave stato di malnutrizione infantile, tra i più critici dell’area Saheliana. ◗

3. L’acqua
Il tasso di accesso all’acqua potabile è di appena il 28 % nella regione di Gao. Neanche 1 persona su 3 arriva ad avere Acqua sicura da bere
In Mali, paese grande quattro volte l’Italia, il fiume Niger è l’unico corso d’acqua perenne e attraversa il Paese fermandosi alle porte del deserto del Sahara: è qui che si trova la regione di Gao, dove l’accesso all’acqua potabile rischia di restare un miraggio per le popolazioni Tuareg che abitano queste regioni. Con il conflitto, la situazione è peggiorata perché molti pozzi sono stati abbandonati o distrutti. Migliorare la disponibilità idrica significa anche ridurre le tensioni che spesso degenerano in conflitti legati alla gestione dell’acqua.
Come spiega Ousmane Ag Hamatou, rappresentante di LVIA in Mali: «A partire dal 2013, LVIA ha avuto un partenariato forte prima con ECHO e poi con la MINUSMA (la Missione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione del Mali) per la ristrutturazione e la costruzione di 124 punti acqua (la maggior parte dei quali equipaggiati di sistemi di pompaggio) nella regione di Gao».
Attualmente quasi 85.000 persone hanno accesso a acqua potabile di buona qualità e in quantità sufficienti grazie all’azione di LVIA.

4. La malnutrizione infantile
Da giugno ad agosto 2018 piu di 4,3 milioni di persone (piu di 1 maliano su 4) saranno in stato di crisi alimentare e avranno bisogno di un aiuto umanitario (fonte: Cadre Harmonisé – Mars 2018)
Le stime sono al rialzo: a livello nazionale, si stima ci saranno 274.000 bambini gravemente denutriti (malnutrizione acuta severa) e 582.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta moderata.
A livello nazionale il 2,6% di tasso di malnutrizione acuta severa resta sopra la soglia di emergenza ed il tasso del 10,7% di malnutrizione acuta eccede i limiti di allerta.
A livello regionale, nell’area di Gao il tasso generale di malnutrizione acuta è del 15,2%, al di sopra del livello nazionale (fonte: SMART 2017)
Nel 2017, LVIA ha iniziato un progetto di resilienza finanziato dall’Unione Europea nel quadro dei Fondi Fiduciari per l’Africa. Questo intervento ha tra le sue priorità il rafforzamento della resilienza, cioè della capacità di una popolazione nel prevenire le crisi, assorbire gli “shock” e reagire positivamente. Nella regione di Gao, così come in tutto il Sahel, le crisi più ricorrenti sono quelle dovute alla siccità e ad annate di scarsa produzione agro-pastorale e provocano regolarmente, all’interno di un contesto già caratterizzato da alte prevalenze di malnutrizione, picchi di mortalità soprattutto tra i bambini. La strategia è quella d’intervenire contemporaneamente a livello comunitario, comunale e nazionale.
Con le comunità, LVIA opera per la prevenzione della malnutrizione attraverso la formazione di operatori sanitari sulla presa in carico della malnutrizione e la formazione delle mamme sulle buone pratiche nutrizionali. Inoltre, il sostegno alla produzione agropastorale e a piccole attività generatrici di reddito stanno aiutando le famiglie più vulnerabili ad uscire dalla povertà estrema, che incide fortemente sullo stato nutrizionale dei bimbi. Viene anche attuato il “cash-transfert”, con cui si distribuiscono “voucher” con i quali acquistare beni di prima necessità presso commercianti “convenzionati”. L’obiettivo è evitare che le famiglie ricorrano, per superare la crisi, a “strategie di adattamento negative”, come indebitarsi, vendere gli animali o mandare i giovani a lavorare in città o all’estero. A livello comunale, LVIA opera con il rafforzamento delle capacità dei servizi tecnici nella gestione delle risorse naturali, in particolare dell’acqua e delle terre coltivabili, nella gestione dei conflitti e nel miglioramento del sistema di allerta precoce, indispensabile per prevedere in anticipo eventuali periodi di crisi. A livello regionale e nazionale, LVIA opera con iniziative di “advocacy” affinché venga istituito dalle autorità governative un sistema di protezione sociale in grado di assistere le famiglie più vulnerabili durante i periodi di crisi.
Inoltre, dal 2015 LVIA in partenariato con CISV interviene nella regione di Mopti, al centro del paese, con dei progetti di emergenza finanziati dalla cooperazione italiana.
Dal 2013 ad oggi, in risposta all’emergenza post-conflitto e per costruire “resilienza” nel nord e centro Mali, LVIA ha raggiunto quasi 110mila persone. ◗

 

2. Rifugiati, in Italia per restare 
(fonte: viedifuga.org/mali – Osservatorio permanente sui rifugiati)

Alla fine del 2014, con una popolazione pari a un quarto di quella italiana, il Mali contava più di 139.000 rifugiati all’estero e quasi 100.000 sfollati interni. Dopo le elezioni del 2013 sono tornati alle loro case migliaia di sfollati e di rifugiati. Ma nel solo maggio 2015, ha denunciato l’UNHCR, sono stati 57.000 gli sfollati prodotti dai nuovi scontri nelle zone di Gao, Mopti e Timbouctou, sempre nel Nord del Paese. Mentre sono centinaia i maliani che fra la primavera e l’inizio dell’estate 2015 hanno cercato rifugio in Mauritania, fuggendo dagli scontri scoppiati soprattutto nella zona di Nampala.

I migranti e rifugiati maliani arrivati in Italia fra gennaio l’inizio di settembre 2015 sono circa 4.200, un numero che ne fa l’ottava nazionalità di provenienza fra tutti gli sbarcati. Ma con 3.350 richiedenti asilo fra gennaio e l’agosto inoltrato, nello stesso periodo costituiscono la quinta nazionalità fra tutti coloro che hanno chiesto protezione nel nostro Paese: dopo aver affrontato viaggi lunghi e rischiosi attraverso il Sahara e il Mediterraneo, la gran parte dei profughi maliani che arrivano in Italia (a differenza di altre nazionalità che preferiscono proseguire verso il Centro e il Nord Europa) decidono di restare. Stando agli ultimi dati consolidati disponibili, quelli relativi al 2014, davanti alle nostre Commissioni territoriali ottiene una forma di protezione (quasi sempre la protezione umanitaria) circa un richiedente asilo maliano su due.

3. Un po’ di storia

1960. Indipendenza del Mali dalla Francia. A più riprese, ci sono rivolte della popolazione Tuareg del nord Mali, che non riconosce l’autorità centrale di Bamako

1988.Nasce il Movimento popolare di liberazione dell’Azawad: l’Azawad è il nome dello stato indipendente reclamato dalla popolazione Tuareg nel nord Mali

2011. Guerra in Libia. Vengono paracadutate molte armi prese dai tuareg, già chiamati in propria difesa da Gheddafi. Nel nord Mali, i Tuareg si alleano con i Jihaidisti (non originari dal Mali ma arrivano dalla Libia). Conquistano le città di Kidal, Gao e Timbuctu ma gli estremisti che impongono la legge coranica e demoliscono monumenti e cattedrali dell’Unesco. I Tuareg sono così “derubati” del sogno di un Azawad indipendente e laico nel nord Mali

1/4/2012. Nasce il Mouvement arabe de l’Azawad – MAA, movimento politico e militare arabo attivo nel Nord del Mali dopo la ribellione tuareg del 2012. Inizialmente ha il nome del Front de libération nationale de l’Azawad (FLNA) prima di essere ribattezzato in MAA. Rivendica “una larga autonomia per il nord del Mali”. Il capo riconosciuto è Sidi Brahim Ould Sidati.

2013/2014. I jihadisti decidono di varcare il fiume Niger e puntare sul Bamako. L’ONU fornisce il supporto giuridico e la Francia risponde con l’operazione “Serval”. Il califfato viene sconfitto. Hollande affida il nord Mali, il Sahara, agli stessi tuareg del “Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad”. Secondo Fulvio Scaglione di Famiglia Cristiana il Mali è il terzo estrattore africano di oro, dopo il Sudafrica e il Ghana. Tra il 2001 e il 2008 ha concesso almeno 60 licenze di esplorazione mineraria ad aziende straniere. E poi ci sono le risorse non ancora sfruttate ma già scoperte. Altro esempio: i giganteschi giacimenti di bauxite (oltre 400 milioni di tonnellate), minerale da cui si ricava l’alluminio, che nei prossimi anni dovrebbero fare del Mali il primo esportatore africano, a spese della Guinea Conakry. E poi il gas naturale, rinvenuto a poche decine di chilometri dalla capitale Bamako, in un giacimento già affidato alle cure della Total. E l’uranio, presente in ottime quantità proprio nel Nord dominato dalle milizie tuareg. Il tema dell’uranio rimanda poi al confinante Niger, che ne abbonda, e dove l’azienda di Stato francese Areva controlla l’estrazione.

20/6/15 Attraverso l’accordo di pace d’Algeri con il governo del Mali, i tuareg riuniti nel Coordinamento dei movimenti dell’Azawad (Cma) ottengono la costituzione di assemblee regionali, l’inclusione dei combattenti in una forza armata per il Nord, l’amnistia per i ribelli e nuovi programmi per la sicurezza e lo sviluppo. Devono però rinunciare all’autonomia. Secondo Fabrizio Gatti de l’Espresso, dall’accordo sono esclusi i gruppi islamisti di “Ansar Dine” e del “Movimento per l’unicità e l’jihad nell’Africa Occidentale”.

8/2015. Il Cma non partecipa più ai lavori del comitato che dovrebbe consolidare la pace.

10/2015. Il Cma torna al tavolo dei negoziati. Il merito di questa ricomposizione, che fa presagire la stabilità e calma di un tempo, va soprattutto al mediatore di pace Sidi Brahim Ould Sidati.

Oggi, a che punto è il paese?
L’accordo di pace, firmato nel 2015 dal governo del Mali e dai gruppi armati, è oggi messo in pericolo da un potere centrale passivo, una ribellione frammentata ed un jihadismo in costante ricomposizione. La situazione di insicurezza continua a peggiorare, i gruppi armati terroristici strumentalizzano le tensioni acuite dai ritardi del processo di pace. Dopo aver operato una ritirata strategica, in concomitanza con la ripresa del nord Mali da parte delle forze maliane e francesi del 2013, i gruppi terroristici hanno oggi ripreso terreno ed esercitano la propria influenza su larghe porzioni del territorio. Nel 2015 hanno anche annunciato la loro nuova strategia: conquistare il centro del paese e andare nei paesi limitrofi (Burkina Faso, Niger).
Il 2017 e l’inizio del 2018 hanno effettivamente visto l’applicazione di tale strategia e l’emergere di organizzazioni terroristiche nei territori citati.

Mali

Popolazione: 15.300.000 abitanti (fonte UNDP)

Superficie: 1.240.192 km² (fonte UNData)

Aspettativa di vita alla nascita: 60,3 anni (fonte The World Factbook – CIA)

 

PER CONTRIBUIRE ALLE ATTIVITA’ LVIA IN MALI:

Banca Etica – IBAN: IT98 U050 1801 0000 0001 1064 284 – Intestazione: LVIA

Oppure con bollettino postale: c/c 14343123 – Intestazione: LVIA – Associazione Internazionale Volontari Laici Via Mons. D. Peano, 8b – 12100 Cuneo – Causale: emergenza Mali

Potrai aiutarci a migliorare l’accesso all’acqua, a prevenire e curare la malnutrizione infantile