Senegal. Reefs per Hann: ridiamo vita ai fondali
La Baia di Hann, vicino a Dakar, in Senegal, era un tempo considerata una delle spiagge più belle dell’Africa occidentale. Oggi, sotto la superficie, i fondali marini sono quasi vuoti. I pesci che un tempo nuotavano ad appena poche decine di metri dalla spiaggia sono scomparsi. I rifiuti, in particolare la plastica, e gli scarichi delle fabbriche hanno fortemente degradato il loro habitat. I pescatori devono quindi spingersi sempre più al largo per trovare il pesce, correndo maggiori rischi e guadagnando meno.
Non partire da zero, ma sostenere ciò che già esiste.
Nella Baia di Hann, associazioni locali come Hann BayKeeper, insieme a gruppi di pescatori, associazioni e persone impegnate per l’ambiente, lavorano da diversi anni per pulire le spiagge e i fondali, informare la popolazione e proteggere le risorse naturali.
L’Associazione dei Senegalesi in Italia con il supporto tecnico di LVIA, vuole sostenere le iniziative locali e contribuire a consolidare le azioni di tutela ambientale già in atto attraverso:
- corsi di formazione sull’ambiente per i pescatori e per le donne impiegate nella trasformazione del pesce;
- laboratori per gli studenti, che utilizzano la fotografia, il slam, la musica, la street art e altre forme d’arte per parlare del mare, del cambiamento climatico e della sua tutela;
- interventi di pulizia delle spiagge e dei fondali marini;
- azioni per aiutare il mare a ritrovare la sua vita naturale, in particolare attraverso l’installazione di barriere artificiali.
Per questo è stata attivata una campagna di crowdfunding con l’obiettivo di raccolta di 6.000 euro. Il raggiungimento di questa cifra è la chiave che apre ad un finanziamento 10 volte più grande grazie al supporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
Insieme possiamo restituire al Senegal un mare vivo. Dona e condividi per aiutarci a raggiungere l’obiettivo!
https://www.ideaginger.it/progetti/reef-per-hann-ridiamo-vita-ai-fondali.html
Un investimento moltiplicato per dieci!
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite, riconoscendo il legame tra migrazione e sviluppo economico, sociale e culturale, investe da anni nelle associazioni della diaspora come motore di sviluppo locale. Quest’anno si è infatti impegnata a mobilitare 60.000 euro per la realizzazione di tutte le attività del nostro progetto, ma solo se riusciremo a raccogliere insieme i 6.000 euro necessari alla costruzione e all’installazione delle barriere artificiali entro il 23 novembre 2026.
Il valore del progetto
Quale sarà l’impatto sulla comunità?
Quando i pesci torneranno nei fondali della baia, i primi beneficiari saranno gli abitanti. I pescatori potranno trovare più pesce più vicino alla costa e avranno meno necessità di spingersi troppo al largo in mare. Le donne impiegate nella trasformazione del pesce potranno avere più materia prima da lavorare e vendere. I giovani potranno vedere nel proprio mare una possibilità di futuro e di lavoro, anziché un motivo in più per rischiare la vita tentato la traversata verso le Isole Canarie. Immaginate anche uno studente che scopre l’importanza del mare attraverso un brano rap, o che partecipa alla creazione di un’opera d’arte con materiali riciclati.
Il progetto coinvolgerà:
- circa 60 persone nelle formazioni destinate ai pescatori e alle donne impiegate nella trasformazione del pesce;
- 45 studenti nelle attività di educazione ambientale e nei laboratori scolastici;
- 100 volontari delle associazioni locali nelle operazioni di pulizia delle spiagge e dei fondali, nelle attività di piantumazione di alberi e nelle azioni di informazione.
In totale, il progetto potrà avere un impatto sull’intera comunità costiera, ovvero circa 100.000 persone!


