Tanzania

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Sede LVIA
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Kongwa
Dodoma Region
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Rappresentante Paese:
Claudio Muggianu
 

LVIA in Tanzania

 
La presenza della LVIA in Tanzania risale al 1986 quando, a seguito di contatti presi con la Diocesi di Dodoma, fu avviato un progetto di sviluppo rurale integrato nel distretto di Kongwa. L’intervento fu finanziato dal Ministero Affari Esteri Italiano (MAAEE) e promosse attività in campo idrico (realizzazione di pozzi, acquedotti con il coinvolgimento delle comunità locali), sanitario (riabilitazione di centri sanitari, realizzazione di latrine, campagne di sensibilizzazione) e agricolo (formazione su tecniche agricole ed allevamento). In quegli anni, si consolidarono i rapporti instaurati con la Diocesi che sarebbe diventata la controparte ufficiale anche nelle future iniziative.
Inaugurazione di un punto d'acqua a Muungano

Nel 1995 l’Unione Europea approvò e finanziò alla LVIA un nuovo progetto di sviluppo rurale integrato, sempre nel distretto di Kongwa. La grave crisi alimentare causata dalla siccità che colpì la regione, rese necessario cambiare la natura e il peso degli interventi inizialmente previsti. L’urgenza di procurare cibo a sufficienza per le famiglie portò ad un ridimensionamento della componente sanitaria presente nel progetto ed ad un rafforzamento di quella agricola. Vennero quindi prese misure per aumentare la produzione (promozione della trazione animale, introduzione di sementi migliorate e di colture resistenti alla siccità); per favorire nuove attività generatrici di reddito (con la creazione servizi di risparmio e credito); per sostenere le organizzazioni contadine.

A fine anni ’90, con il volgere al termine del progetto dell’Unione Europea, LVIA avviò una riflessione sulle modalità di prosecuzione del proprio intervento e sull’introduzione di elementi di innovazione. Si giunse quindi alla stesura del progetto rurale multisettoriale nella regione di Dodoma finanziato dal MAAEE. Gli elementi di novità rispetto ai programmi precedenti furono diversi: l’ampliamento dell’area di intervento, dal distretto di Kongwa all’intera regione di Dodoma; il passaggio da un’ottica realizzativa ad una che favorisse lo sviluppo ed il potenziamento delle capacità locali; la differenziazione degli interventi agricoli, per valorizzare le risorse presenti sul territorio; il rafforzamento di azioni che incrementassero la produzione agricola e lo scambio commerciale. L’ultimo punto nacque dalla constatazione che la semplice fornitura di servizi, sebbene essenziali, non innescava un reale processo di sviluppo di una comunità.

La continua e proficua collaborazione con la Diocesi di Dodoma è stata accompagnata dall’intessesse di numerosi contatti con altri attori quali ONG locali ed internazionali, le autorità locali e governative ed alcune organizzazioni espressioni della società tanzaniana e africana, Mviwata (rete nazionale dei contadini) e Pelum (Network agricolo-ambientale pan-africano di cui fa parte la stessa LVIA).Le relazioni hanno consentito di avviare nella regione di Dodoma, contestualmente all’esecuzione del progetto del Ministero degli Affari Esteri italiano, dei  progetti idrici e agricoli in collaborazione con l’ONG spagnola INTERMON-OXFAM e di microfinanza con l’ONG francese FERT.

Tutte queste iniziative hanno consentito di rafforzare la nostra azione nei settori citati e di avviare nuove partnership. Con l’implementazione di un importante progetto idrico finanziato dalla cooperazione francese (AFD) nel 2003 ed il progetto idrico finanziato da INTERMON LVIA ha operato sia nella Regione di Dodoma che di Morogoro. Dagli inizi degli anni 2000 in considerazione del cambiamento del ruolo di LVIA da noi auspicata, abbiamo promosso la nascita di un nuovo attore in Dodoma Region per l’implementazione di attività acqua e igiene: nel 2004 si è quindi registrata l’ONG locale UFUNDIKO diretta da Abdi Mussa insieme a dello staff che aveva maturato esperienza e competenza con LVIA per oltre un decennio. Da allora UFUNDIKO è stato un partner chiave di LVIA: insieme abbiamo implementato un progetto “Water Facility” finanziato dall’UE e completato nel 2011 ed Ufundiko è diventato un attore di riferimento per l’implementazione di opere idriche e per le riparazioni degli schemi idrici nei Distretti di Kongwa e Chamwino.

Attualmente LVIA implementa con UFUNDIKO principalmente progetti idrici ed un’azione nel settore dell’agricoltura nei distretti di Kongwa e Chamwino., LVIA opera affiancando alle attivita’ di costruzione e riabilitazione di schemi idrici, una importante componente gestionale sostenuta dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), per rafforzare la sostenibilita’ da parte delle comunita’ di tali schemi ed affianca ad esse delle attività in ambito igienico-sanitario con il supporto di Plan-International.  

Il Paese

La Tanzania è situata nell’Africa orientale e confina a Nord con il Kenya e l’Uganda,ad Ovest con il Ruanda, il Burundi e lo Zaire, a Sud con lo Zambia, il Malawi e lo Zimbabwe, mentre ad Est è bagnata dall’Oceano Indiano. Ha una superficie di 945.000 km2, pari ad oltre tre volte l’Italia.

Il suo territorio è pianeggiante lungo la costa e nella zona centrale del Paese, dove sono presenti altipiani prevalentemente desertici e disabitati. I rilievi si estendono nella zona nord-orientale del Paese, verso il Kenya, dove si incontrano le montagne più elevate: il monte Meru (4.556 m) e il Kilimangiaro (5.895 m). La vegetazione è ridotta sugli altipiani, mentre nelle restanti zone è costituita da savana e da boscaglia.

Il clima è tropicale lungo le coste e temperato sugli altipiani. Nell’anno si hanno due stagioni delle piogge: una più lunga, tra Marzo e Maggio, ed un’altra più breve tra Dicembre e Gennaio. Il livello delle precipitazioni varia nelle diverse zone del Paese, passando dai 500 mm annui delle regioni centrali ai 1500-1900 mm delle aree costiere.

La Repubblica Unita di Tanzania, nata dall’unione della Repubblica di Tanzania e dell’isola di Zanzibar, è una repubblica parlamentare multipartitica. L’ordinamento dello stato è basato sul modello Inglese. Zanzibar ha un proprio governo autonomo per la gestione degli affari interni dell’isola e il suo capo partecipa anche all’esecutivo della Repubblica Unita. Amministrativamente il territorio nazionale è suddiviso in 25 regioni. Dal punto di vista politico, la storia recente della Tanzania è stata fortemente segnata dalla figura di Julius K. Nyerere, statista di peso internazionale che guidò il paese all’indipendenza dall’Inghilterra tra il 1961 e ‘64 e che ne condizionò la vita pubblica fino alla sua morte, avvenuta nell’ottobre 1999. La sua visione dello sviluppo, il comunitarismo nazionale africano basato su un modello socialista, portò a politiche che diedero importanza alla formazione di un sentimento nazionale, alla diffusione dell’educazione e dei servizi di base, alla necessità di un cambiamento basato sulle forze locali, ma anche a tentativi controversi (tra cui la politica di ‘villaggizzazione’ del Paese), che contribuironoa segnare pesantemente il panorama sociale, istituzionale, economico e politico della Tanzania. La figura di Nyerere rimane comunque, ancora oggi, quella di un leader lungimirante ed amato dal suo popolo.

Nel 1995 furono organizzate le prime elezioni democratiche multipartitiche che videro la vittoria del candidato del CCM (il partito di Nyerere). Nell’ottobre 2000 il Presidente in carica, Benjamin Mkapa, fu confermato con il 71% dei suffragi. Nel 2005, le terze elezioni democratiche della storia del paese hanno visto ancora una volta la vittoria del partito di maggioranza che ha raccolto, con il suo candidato Jakaya Kikwete, ben l’82% delle preferenze. Jakaya Kilwete e’ stato poi a sua volta riconfermato nel 2010. Dagli inizi degli anni ’90 si è sviluppato a Zanzibar un movimento filo-islamico per rompere l’unione con la Tanzania e rendere l’isola nuovamente indipendente.

Dal punto di vista demografico, il Paese ha una popolazione di circa 47 milioni di abitanti (Banca Mondiale, 2012). Sulla terra ferma il Bantù è il gruppo etnico prevalente (95% - composto da più di 130 tribù), mentre a Zanzibar i gruppi presenti sono gli Shirazi (originari della Persia), gli Arabi e nuovamente i Bantù. Il tasso di natalità è 38 nascite/1000 ab., quello di mortalità è 17 morti/1000 ab. e, complessivamente, la popolazione cresce ad un tasso del 1,83% annuo (stime del 2005). L’aspettativa di vita media della popolazione è di circa 58 anni (Banca Mondiale, 2012).

La situazione religiosa è molto eterogenea e si possono notare grandi differenze tra le regioni continentali, dove sono presenti con percentuali pressoché simili la religione musulmana (35%), le religioni animistiche africane (35%) e quella cristiana (30%), e Zanzibar, dove il 99% degli abitanti è musulmano. Il tasso di scolarizzazione, definito come la percentuale della popolazione con età superiore ai 15 anni che sa leggere e scrivere, è il 77% (report UNDP 2002).

La Tanzania è uno dei paesi più poveri al mondo con un PIL pari a 28,25 miliardi di dollari (Banca Mondiale, 2012) e un reddito procapite pari a 521 dollari (stime ICE del 2008). Il settore principale è l’agricoltura che produce più del 50% del PIL, il 75% delle esportazioni (cotone, caffè, sisal, tabacco, chiodi di garofano) e occupa oltre l’ 85% della forza lavoro (stime del 2007). I principali prodotti agricoli sono: mais, sorgo, miglio, riso, anacardi, banane, grano, caffè, cotone, tabacco, sisal e i chiodi di garofano. Il settore industriale è poco sviluppato (17.20% del PIL), sebbene sia cresciuto negli ultimi anni. Le produzioni si concentrano nei beni di consumo (prevalentemente la trasformazione dei prodotti agricoli). Insieme al settore dei servizi (39,6% del PIL), l’industria occupa il 20% della forza lavoro (stime del 2002). Il Paese ha anche un ricco sottosuolo con giacimenti di ferro, oro e pietre preziose, anche se poco sfruttato.

A partire dal 1986, la Tanzania è stata soggetta ad una serie di programmi di aggiustamento strutturale richiesti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, che hanno portato al miglioramento di alcuni indicatori macroeconomici soprattutto riguardanti la produzione agricola ed industriale e la stabilità monetaria. Sono tuttavia molto evidenti, nel Paese, le conseguenze della minore spesa pubblica per l’istruzione, per la salute, e, più in generale, per le spese “sociali”. La riduzione del deficit pubblico ed il passaggio ad un sistema di libero mercato, rappresentano degli elementi fondamentali per comprendere le trasformazioni in atto nella società tanzaniana, dove tutti gli attori sociali, compresi quelli del settore privato e della società civile, sono chiamati a svolgere un ruolo crescente, anche in ambiti precedentemente gestiti dallo Stato.

 

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